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Rosorgimento da buttare?

Qualche settimana fa Matteo Lazzaro, uno studente che si definisce leghista, ha scritto una lettera al Corsera in cui afferma di vergognarsi dell’Italia di ieri e di oggi.

Ernesto Galli della Loggia gli ha dato ragione sul presente, meno su passato. Concordo con Galli della Loggia e aggiungo qualche osservazione.

Scopo della Lega è di mettere in forte discussione il Risorgimento e quindi di negare le ragioni fondanti dello Stato unitario.

La Lega ha trovato terreno favorevole perché diversi storici, a proposito dell’Unità d’Italia, hanno parlato di “conquista regia” e di “piemontesizzazione” dell’Italia. Il brigantaggio, secondo costoro, è la prova delle loro affermazioni.

E’ indubbio che nel Sud il governo agì con il pugno di ferro, però una volta per tutte facciamo alcune considerazioni. Da chi erano finanziate e aiutate le bande dei briganti? Dagli agenti dei Borboni e del pontefice. Stato della Chiesa e Regno delle Due Sicilie erano i governi più reazionari dell’Italia preunitaria. Siamo sicuri che il ritorno dei Borboni avrebbe giovato al Sud? No.

La finiscano tanti meridionali che non fanno altro di parlare delle virtù di questa monarchia. Come avrebbe potuto uno stato arretrato basato sul latifondo reggere il confronto con Francia e Inghilterra?

Dal Regno delle due Sicilie dopo il 48 erano fuggiti le menti migliori perché non sopportavano di vivere in uno stato arretrato e reazionario. Per tutti si pensi a Francesco De Santis.

Al momento dell’unificazione gli italofoni su una popolazione di 25 milioni di abitanti erano mezzo milione. I nuovi governi unitari introdussero il biennio obbligatorio della scuola elementare.

Tra i vari schieramenti risorgimentali a prevalere fu il liberale-monarchico che diede la sua impronta a tutto il processo unitario. Forse le cose sarebbero andate meglio se a vincere fossero stati Mazzini, Pisacane e Cattaneo. La storia, comunque, non si fa né con i se nè con i ma.

 

 

Pubblicato il 1/9/2009 alle 15.8 nella rubrica diario.

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